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Luce, energia, vita: la mostra di Marco Angelini a Baku

DI ROBERTA MELASECCA

L’arte è un’urgenza. È urgenza di dire. La “parola” diviene impellente, stringente, inevitabile e realizza la specifica missione sociale, civile, politica, umana.

Ognuno di noi sceglie per cosa vivere e per cosa morire, per cosa dedicare tutta la sua esistenza e gli strumenti da utilizzare. L’artista ne possiede, tuttavia, di unici e particolari che alternativamente si fanno corpo, materia, luce, ombra, spirito, immagine, sostanza, linea. Si mescolano ai sistemi ambientali e agli agenti atmosferici, si legano alla pelle e si tramutano in essenze. Attraverso l’arte, l’artista urla, grida, sussurra, manifesta, accarezza, sventola, dichiara, lotta. Attraverso l’arte, l’artista accende un faro su quelle tematiche, situazioni, condizioni e attualità che appaiono più determinanti e sulle quali lavora per tutta la sua vita.

Marco Angelini da anni ormai si dedica alle tematiche di sostenibilità ambientale e la sua ricerca ne affronta vari e differenti aspetti ai quali sono legati anche disparati materiali che compongono il corpus delle sue opere e dei suoi progetti. La mostra ‘La luce come metafora di transizione energetica’, a cura di Jan Kozaczuk, organizzata dall’Ambasciata italiana a Baku in collaborazione con la YAY Gallery, indaga l’energia sotto la forma specifica della luce.

L’elemento ricorrente, infatti, nei quadri e nelle installazioni di Marco Angelini è la cella fotovoltaica che l’artista estrapola dalla sua normale funzione e tramuta in icona, in monito, inserendola tra trame e motivi, tra foglie d’oro e d’argento e lastre di rame, ancora capace di assorbire quella luce e quell’energia per cui è stata creata. Allo stesso tempo ogni cella diventa meccanismo di rimembranza, aprendo alle problematiche di riuso e riciclo che sempre di più stanno divenendo delle costanti irrinunciabili nella gestione economica e sociale della società contemporanea (e non a caso il progetto di Marco Angelini è stato selezionato in concomitanza con la 29esima Conferenza delle Parti sul Clima COP29, una piattaforma critica per esplorare e sviluppare strategie collaborative per la salvaguardia ambientale globale).

Mediante un complesso sistema esperienziale di colori e materie, che si trasformano anche in allestimenti ambientali, l’artista spinge l’osservatore ad una ricerca interiore, di tipo meditativo e simbolico, a rintracciare nei singoli lavori gli elementi che dialogano con le diversi parti del nostro cervello e che conducono verso una attività più cognitiva o più emozionale. Si può, dunque, fruire in due modalità questa esposizione: l’una fa capo alla ricerca scientifica e alle recenti teorie sul tempo e sullo spazio, approfondite dalla fisica quantistica e alle quali l’artista si ispira; l’altra rimanda ad un universo inconscio e intimo, legato al fluire della vita e delle stagioni, e che ha il sapore dei delicati equilibri all’interno degli ecosistemi urbani, naturali, umani, collettivi.

La luce, nelle opere di Marco Angelini, è così strumento di scoperta e affermazione e l’artista, consapevole del percorso compiuto, la consegna con gesto semplice, naturale, spontaneo, con quella misura che determina da sempre la sua “urgenza di dire”.

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BIOGRAFIA

Marco Angelini è nato a Roma nel 1971, vive e lavora tra Roma e Varsavia. Laureato in Sociologia, studia il fenomeno urbano ed è interessato alle culture e subculture che si creano nelle metropoli del mondo. Le città sono lo scenario in cui le pulsioni inconsce sopravvivono interagendo con le nuove possibilità offerte dalla tecnologia, per questo esse diventano il nucleo e l’habitat ideale di tutti i paradossi e le contraddizioni umane. Affronta diverse tematiche di ricerca: natura e tecnologia, tempo e memoria, dialogo interreligioso e dimensione del “sacro”, arte e scienza, energia e sostenibilità. La forma astratta interpreta perfettamente la sua poetica fluida e mutevole che suggerisce l’esistenza di molteplici realtà. Crede fermamente che l’arte possa svolgere un ruolo sociale determinante: quello di generare attenzione e creare così nuove possibilità di condivisione, comunicazione e interrogazione. Ha realizzato, fino ad oggi, varie mostre personali a Roma, Milano, Varsavia, Cracovia, Londra, Bratislava, Algeri, Santiago del Cile, Bologna, Marsiglia e partecipato a collettive, presso spazi pubblici e gallerie private, a New York, Washington DC, Tel Aviv, Abu Dhabi, Varsavia, Zamość, Stettino, Monaco di Baviera, Essen, Londra, Bruxelles, Roma, Lucca, Genova. Le opere di Marco Angelini fanno parte di diverse collezioni, tra cui quella della Fondazione Roma.

 

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